lunedì 11 dicembre 2006

Perseverare autem diabolicum

 

Rutilio Sermonti

                                                 il Berlusca non deflette

                                        PERSEVERARE AUTEM DIABOLICUM !

 

  Quel commerciante che, a sentir lui, governava l'Italia, prima che tale pretesa gli fosse soffiata dal gioviale Mortadella, bisogna riconoscerlo, è uomo di carattere. Neppur la recente batosta in foto-finish, aggravata dalla Coppa del Mondo con-quistata come è noto dalla doppia punta Prodi-D'Alema (Bonino rimasta in panchina) e dai guai del Milan, lo ha infatti indotto a demordere di una sola linea dalla ferma politica a lui sacra di bavosissimo servilismo senza riserve al Texo-sionismo padrone. Potenza dell'Ideale, vivaddio ! E nessuno lo batte. Il centrosinistra, è vero, si genuflette anche lui, compunto, dinanzi a Nostra Signora Condoleeza, ma lui si sdraia addirittura bocconi, come uno scendiletto. Quando anche il centrosinistra si spianerà a terra (progresso del centrosinistra), potete scommettere che il cavaliere si provvederà di paletta per scavarsi una buca oblunga, o almeno obcorta.

   Così, per questa gran "pochade" umanitaria per "salvare" il Libano, che ad altro non aspira, poveretto, che a non avere salvatori di sorta. Nessuno ha chiesto il parere del Berlusca. Non se lo filavano prima, che era "premier", figuriamoci ora che è "grande incompreso"! Ma lui, il parere ce lo da lo stesso, davanti a tripla fila di microfoni, per innata generosità d'animo. Per apprezzarlo appieno, occorre inquadrarlo nella situazione.

   Lo Stato imperialista e razzista, nonchè provvisto di impunità internazionale assoluta per l'eternità, denominato Israele, con un penoso pretesto aggredisce massicciamente con tutti i suoi poderosi mezzi il Libano, lo bombarda dal cielo, facendo strage di civili indifesi, ne annienta le infrastrutture, e infine lo invade anche via terra. Veramente, stando alla filastrocca umoristica detta Dudù (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani), partorita al Palazzo di Vetro da alcuni buontemponi che non avevano nulla di meglio da fare, un comportamento del genere non sarebbe punto permesso. Ma, via, non vorremo mica fare i pignoli col popolo israeliano, composto di milioni di vittime uscite miracolosamente gatton gattoni da sotto i mucchi di cadaveri dello Shoah !? Non potremo tuttavia deplorare i Libanesi per non aver trovato l'iniziativa sionista di loro gradimento. Certo, nulla erano in grado di opporle il governo ufficiale-cappone ivi istaurato col permesso delli superiori, nè le debolezze armate di cui quello disponeva. Le uniche ad avere "il cuore e la mano" necessari per non tollerare lo scempio che si faceva della loro patria furono le milizie Hezbollah, che opposero fiera resistenza, e riuscirono ad infliggere agli aggressori colpi dolorosi, anche se neppur paragonabili a quelli subiti in Libano. In seguito alla loro resistenza più dura del previsto, più che delle assai timide pressioni internazionali, gli aggressori si indusserto finalmente al "cessate il fuoco".

Così stando le cose, è subito evidente che il grido imparziale e umanitario."Pace, pace!", unico permesso nel c.d. Mondo Libero, non è imparziale nè umanitario per niente. La pace è stata violata SOLTANTO da Israele, ed è quindi solo Israele che deve ricostituire la situazione "qua ante", compreso il risarcimento dei danni.  Questo, secondo la più elementare giustizia. Dico bene?

   E allora, sentiamo l'alta parola del nostro sullodato ex-presidente. Dimesso per un attimo il sorriso a 18 denti, egli ha solennemente dichiarato. " Si alla pace, purchè con disarmo degli Hezbollah !" Avete capito bene: degli Hezbollah !

   Guarda caso, l'esatta tesi degli aggrassori con Stella di David, nonchè dei tre bulli Bush-Rice-Rumsfield, loro Alti Protettori. Quando si dice: le coincidenze. I casi sono due: o l'animo del Cavaliere vibra all'unisono con quello dei citati ammazzasette, o egli non capisce niente e la sua è solo cupidigia di servilismo allo stato puro. Sono portato a optare per la seconda ipotesi. Perchè, vedete, si spiega che l'imperialismo predatorio yankee e sionista ci tenga tanto a disarmare gli Hezbollah, in modo da avere via libera verso la Siria e l'Iran nell'aggressione prossima-ventura, magari come "legittima" ritorsione a una sassata su un vetro, ma -dico- a Berlusconi che glie ne frega ? Ha forse mire imperialiste su Beirut ? Gli hanno promesso dei buoni-benzina premio ? O si tratta, piùttosto, di un odio viscerale per l'Islam ?

   Ma allora, viscerale per viscerale, noi tifiamo a tutta forza per gli Hezbollah. Non solo perchè sono stati gli aggrediti. Non solo perchè hanno avuto fegato e grinta. Soprattutto perchè ci fanno correre il pensiero al nostro grande e nobile camerata Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme e alla sua lotta fino all'ultimo al nostro fianco: accostamento che ha preso vigore allorchè abbiamo trovato su internet la foto di un gruppo di ufficiali hezbollah che salutavano, schierati, a una parata nel 2004. Salutavano romanamente.





 

Urlo

 

----- Original Message -----


Sent: Sunday, December 10, 2006 7:06 PM

Subject: urlo



                           COMUNICAZIONE DI UN MORITURO, PER I CAMERATI CHE ABBIANO CUORE E ORECCHIE

                            PER INTENDERE

 

    Questa non è una delle tante "lettere aperte", nè un "contributo al dibattito", nè l'espressione di un punto di vista. E' l'urlo di rabbia e di esasperazione, l'equivalente di un cazzotto il faccia o di un calcio nel culo, sferrato con tutti i sentimenti da uno che, come il sottoscritto Rutilio Sermonti, di anni 85, si è battuto  tutta la vita, non contro il nemico, come avrebbe voluto, ma in grande prevalenza contro la balordaggine o la malafede degli "amici".

    Non ce l'ho con tutti voi, è chiaro: solo con alcuni, pochi, ma che , non di meno, sono riusciti a vanificare ogni anelito di riscossa dei migliori e dei più,  ogni volontà di lotta, ogni sforzo positivo, ogni fedeltà, ogni sacrificio, persino di giovani vite. Non faccio nomi. Chi legga queste mie righe, interroghi la propria coscienza, e saprà se merita di essere incluso nella nefasta categoria. Questo, a dirla fuori dei denti, si chiama tradimento, e al punto in cui siamo arrivati, sono sempre più restio a concedere l'attenuante della buona fede. Qualcuno viene a dire che il tristo  fenomeno sarebbe "umano", ma è segno che, costui  nutre un'opinione assai scadente dell' Uomo, che gli fa definire "umano" quello che per noi è vile, e "sovrumano" quel che per noi è proprio di un autentico Uomo, per cui onore=fedeltà.

    Non ci può essere ormai alcun dubbio che la nostra è l'unica idea politica che merita tale nome. Le altre, TUTTE le altre, non sono che elucubrazioni intellettualistiche su  ammuffiti filosofemi, che in passato, quando erano "fedi", hanno infestato il mondo con la loro astrattezza, e oggi sono solo vecchie etichette ingiallite applicate su contenitori di immondizie. La nostra, allorchè si cominciò ad attuarla, trasformò in dieci anni l'"Italietta" mandolinista e accattona nella nazione invidiata da tutto il mondo.

    Per chi, anzichè starsene a ponzare e polemizzare davanti a un computer, tra quattro mura, si sposta continuamente tra le più diverse piccole realtà del nostro ambiente, non ci può essere dubbio che la nostra è l'unica idea politica che può contare su un fiorire continuo di iniziative militanti, che coinvolgono decine di migliaia di giovani dalle Alpi alla Sicilia, senza soldi, senza mezzi, senza alte protezioni, alimentate solo dalla fede. Quelli tra loro che si sono aggregati a "partitini" ansiosi di cimentarsi in astuzie elettorali (tutte clamorosamente fallite), sono una piccola minoranza. Tutti gli altri hanno ormai voltato le spalle agli aspiranti non Microduce ma Microgiolitti, e operano come possono, soprattutto a livello di formazione. Essi sono encomiabili, ma è  uno spreco mostruoso di capacità e di energie, che, se fossero coordinate e impiegate razionalmente, con una strategia unica, svilupperebbero un potenziale attivo inimmaginabile. Ma, anche così com'è, una cosa dimostrano chiaramente: che il famoso Fascismo, di cui si continua a proclamare l'avvenuto decesso, condito con le balle diffamatorie più fantasiose, non solo è più vivo che mai, ma è l'unica idea rimasta viva, mentre tutte le altre se l'è digerite il mondialismo finanziario e il suo emetico umanitarismo a senso unico. E quello è paranoia, non idea politica.

    Una cosa sola manca, dalla nostra parte: l'unità. E questo è così evidente che nessuno osa nemmeno negarlo. Solo che, quando si tenta di fare un passo concreto in quella direzione, non si riesce ad andare oltre a una dichiarazione d'intenti. Saltano fuori mille riserve, mille incomprensioni, mille incompatibilità, mille polemiche, mille antipatie personali. Si cerca il pelo nell'uovo per escludersi a vicenda, a base di pettegolezzi, dietrologie e "impurità" ostative. E l'iniziativa unificante resta asfittica o si lascia cadere.

    Tutto ciò è degradante e falso. Basta frequentare un certo numero delle comunità militanti , maggiori o minori, ascoltare il battito di quei giovani cuori, per accorgersi come, pur non essendo esse intercomunicanti, l'impostazione e lo "schieramento", rispetto a ciascuno dei dilemmi e dei conflitti che affliggono questo schifo di "mondo moderno" è sicuro e unanime, più di quanto una qualsiasi disciplina di partito abbia mai potuto garantire. L'atmosfera che si respira in esse, gli "umori" che vi circolano, le figure storiche di riferimento, il "linguaggio" e lo stile usati sono assolutamente identici. Ed è logico che sia così, perchè quella che ci accomuna NON E' UN' IDEOLOGIA, MA UN MODO DI ESSERE,  e chi E' in un modo non può che reagire all'unisono con gli altri della medesima sostanza.. Si è visto l'otto settembre, quando uomini e donne, giovani e vecchi, civili e militari della nostra "razza" obbedirono a un ordine superiore, prima ancora che esso fosse dato.

    Ma allora, se l'unione è rigorosamente necessaria e urgente; se esiste (al dilà di tutti i bizantinismi) un comune sentire che di tale unione è la solida base, che stiamo a fare, come tanti idioti, a inseguirci la coda intorno ognuno al suo piolo ?Come si spiega l'assurda situazione? Come si può realizzare l'esortazione di Dante: "Uomini siate, e non pecore matte - sì che il Giudeo di voi, tra voi, non rida!" ?

   Perdonatemi se, qui, lascio da parte il linguaggio "intellettuale", e uso il rozzo parlare che tra noi vigeva quando avemmo il privilegio di impugnare un'arma. La causa, io credo, è la prassi democratica, che, anche se in teoria la neghiamo, pur adottiamo bigottamente anche tra noi, e che, come anche i più fessi dovrabbero aver capito, porta ad emergere un determinato tipo umano. Precisamente gli "esponenti" che, ai tempi del poco compianto MSI, badavano solo a difendere dai concorrenti le loro fortune politiche personali,  e oggi si sono travasati nella fogna badogliesca di AN, e ora che-per i residui "camerati"- le fortune scarseggiano, stanno attaccati come cozze alla loro seggiola di "leaders" di quattro gatti, spiando l'occasione fortunata per fare il colpo. Costoro si pavoneggiano nella qualifica di "puri" per non aver accettato l'abiura finiana, ma, nella migliore ipotesi,  non se la sentono di rinunziare a fare a modo loro, a loro assoluto arbitrio,  e di dover confrontarsi anche con altri. Non sono disposti alla necessaria mutazione della loro qualità di piccoli capi, con quella di membri "inter pares" di una direzione collegiale, che sarebbe certo il primo necessario passo. Ci starebbe, certo, ognuno di loro,  all'agognata "unità", purchè fosse lui a dirigerla, con suoi insindacabili criteri!  Dopo anni di critiche , polemiche e scomuniche reciproche tra gruppetto e gruppetto, non se la sentono proprio di mettersi umilmente al livello degli altri, per operare finalmente insieme. E' chiaro, però, che così non si cava un ragno da un buco, e continueremo giulivi a fare i capponi di Renzo, mentre gli "altri" seguiteranno indisturbati a banchettare con la nostra Patria, a svenderla a prezzo fallimentare e a fare del già popolo italiano un torpido branco di maiali da ingrasso per i festini altrui, secondo il compitino che è stato loro assegnato sessant'anni or sono.

    Nessuna animosità personale contro nessuno. Alcuni colpevoli sono, individualmente, miei amici. Ma, davanti al bene supremo a cui milioni di uomini hanno sacrificato la vita, davanti alla missione che dà senso e luce alla nostra esistenza, non conta amicizia, e la "comprensione" è sprecata. E io invito espressamente tutti i camerati di base all'ammutinamento.

Il vostro dovere, proprio di fedeltà, è di porre i vostri dirigenti che nicchiano, obbiettano e tergiversano con speciosi argomenti, con le spalle al muro: UNITA' A TUTTI I COSTI, O TI PIANTIAMO IN ASSO !

  Nessuno è perfetto, perdio ! A voler pretendere la perfezione, per l'ammissione, le panche resterebbero vuote. E poi, chi mai darebbe a questo o a quello il diritto di giudicare della perfezione altrui ? Chiunque sia pronto all'unione, e cioè a sacrificare la propria autonomia all'imperativo di una conduzione unica, e accetti alcuni punti fondamentali, che tutti ben conosciamo, e che segnano l'inesorabile spartiacque tra noi e il nemico di sempre (ma chi non li accetta, non è pronto all'unione con noi) DEVE ESSERE ACCOLTO A BRACCIA APERTE.

  Dopo, una volta realizzata l'unità organizzativa e gerarchica, e istituito l'organo di controllo con precisi ed ampi poteri, sarà il momento del rigore, affinchè ogni accenno  di degenerazione simile a quelle passate sia stroncato nella culla, Ma l'esistenza di un organo del genere per ognuno dei cento e cento gruppi e gruppuscoli che popolano la famosa "area", e con pretesa di giudicare anche gli altri, equivale a masturbarsi e nient'altro. Oggi, il rigore deve portarci soltanto ad espellere ogni perplessità, ogni chiusura, ogni riserva mentale, ogni sottigliezza "ideologica", e a fare finalmente il gran passo. Vi sono dei rischi, d'accordo. Ma non è certo a fermarsi davanti al rischio, che i nostri Padri ci hanno insegnato, dico bene ?

   Siamo chiari. nulla di grande è mai stato fatto nella storia, senza un capo. E nessuna battaglia è mai stata vinta. Ma (checchè ne pensino i democratici), il capo non si può eleggere a maggioranza. Egli emerge dalla lotta, dove le qualità umane vengono tese al massimo. Non dai dibattiti, dalle polemiche o dalla dialettica, e tanto meno dalle "urne".

   Ma, d'altro canto, un esercito atto alla lotta non può mettersi insieme senza un capo, o almeno è difficilissimo, ed esige una eccezionale tensione spirituale di tutti.

   Questo è il tremendo circolo vizioso che dobbiamo essere capaci di spezzare. E l'unica risorsa, partendo da innumerevoli componenti,  è surrogare inizialmente il capo, vertice della piramide gerarchica, con una direzione collegiale. Ma, attenzione ! Se ogni gruppo componente pretendesse di avere in essa almeno un rappresentante, e poichè le dimensioni dei detti gruppi sono molto diverse, i gruppi maggiori e più autorevoli pretenderebbero una rappresentanza maggiore, e così facciamo -dio ci salvi !- un parlamento di centinaia di "rappresentanti", del tutto inefficiente come tutti i parlamenti del mondo ! E poi, chi "pesa" i singoli gruppi ? E gli aderenti individuali, spesso gente significativa, chi li rappresenta ?

   Conclusione: levarsi del tutto dalla testa l'idea che l'organo collegiale supremo abbia carattere "rappresentativo". I componenti di esso, non più di una decina, devono essere scelti soltanto in base alle qualità personali,  senza alcun riguardo al gruppo di provenienza.  Ma questo esige nel designarli la tensione spirituale cui accennavo,  il senso profondo del dovere, e soprattutto la totale assenza di mentalità "democratica" e l'unico scopo di giovare alla Causa.

   Guardiamoci in faccia, o camerati, giovani o meno giovani: siamo o non siamo noi gente di tal fatta ? Siamo o non siamo gli uomini del nuovo ciclo ?Perchè i casi sono due: o lo siamo, e allora, come dice la canzone, è assolutamente certo che "il domani appartiene a noi"; o non lo siamo e non siamo diversi dalle pecore del gregge democratico, e allora non vedo proprio perchè stiamo a perdere tempo in cento convegni e discussioni: mettiamoci l'anello al naso e andiamo a ingorgare il traffico con la "massa".

   Che gente siamo, è il momento di dimostrarlo ora coi fatti.

   A noi !                                                                                          Rutilio Sermonti

 

 

 

 

  





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domenica 3 dicembre 2006

Comunicati MNP


COMUNICATO DEL MNP

 

 

Serrare i ranghi !

 

 

La partecipazione alla manifestazione liberalcapitalista di ieri a Roma di Alessandra Mussolini, Luca Romagnoli, Pino Rauti ecc. dimostra quanto da noi sostenuto nei mesi passati, anche prima delle elezioni politiche, vale a dire che con l'ingresso di questi signori e dei loro gruppi nel centro-destra, si è chiusa storicamente una fase della storia politica di questo paese. I gruppi che sostenevano di appartenere allo schieramento antagonista, gettata la maschera, si sono intruppati nell'arco democratico di destra, venendone a costituire l'ala più estrema, chiamata appunto destra radicale. Questa volta non può nemmeno essere chiamata a giustificazione la legge elettorale e davanti a tutti si pone  lapidaria l'immagine vista ieri nei telegiornali delle bandiere della fiamma tricolore sventolare insieme a quelle israeliane sotto il palco di Fini. Mancavano solo quelle a stelle e strisce di Bush di cui tutti i sopra citati , nella realtà dei fatti e nella presente situazione geopolitica mondiale,  sono diventati sudditi ossequiosi.

Il Movimento Nazional Popolare, ostile alla destra come alla sinistra, fedele alle sue scelte politiche sociali e rivoluzionarie, ribadisce la sua totale avversione al sistema liberaldemocratico, ai suoi "giullari", ai suoi lacchè,  alle sue marionette e si prepara ad una nuova stagione di lotte. E' arrivato il momento per tutti i camerati che non si sono arresi e non vogliono arrendersi, di serrare i ranghi, secondo le parole di un nostro antico canto di lotta,  e di costruire quel Movimento di Liberazione Nazionale di cui l'Italia ha urgente, urgentissimo bisogno.

 

In alto i cuori !

 

Nicola Cospito

per il Movimento Nazional Popolare

venerdì 24 novembre 2006

Cineforum Nazional Popolare

 



ROMA

 

Via Novara 27

Circolo PICUS

 

Cineforum Nazional Popolare

 

 

Primo ciclo

 

Programma

 

 

Martedì 28 novembre 2006  ore 19.00 

 

Fahrenheit 451, di Francois Truffaut (1966)

 

Il libro "Fahrenheit 451" è stato scritto dallo scrittore americano Ray Bradbury, nel febbraio 1951 con il titolo originale"The fireman the galaxy science fiction". Il protagonista della vicenda è un incendiario, Guy Montag, che vive in una società in cui i libri sono illegali e coloro che li possiedono sono considerati sovversivi: il reato viene punito con l'incendio della propria casa e con l'arresto.

 

 

 

 

Martedì 5 dicembre  2006 ore 19.00 

 

I sette samurai, di Akira Kirosawa (1954)

 

Giappone 1500. Una banda deruba e uccide i contadini di un villaggio nella stagione del raccolto. Per una volta i contadini decidono di organizzarsi e difendersi. Assumono un samurai e lo incaricano di trovarne altri. In cambio daranno una ciotola di riso, tutti i giorni. Il capo trova altri cinque samurai e un perdigiorno millantatore (Mifune) che comunque si riscatta alla fine.

 

 

 

 

Martedì 19 dicembre 2006 ore 19.00 

 

Il settimo sigillo, di Ingmar Bergman (1956)

 

"E quando l'agnello aprì il settimo sigillo, si fece nel cielo un silenzio di circa mezz'ora. E vidi i sette angeli che stavano dinanzi a Dio, e furon loro date sette trombe… E il primo angelo diede fiato alla tromba, e ne venne grandine e fuoco misto a sangue e furono gettati sopra la terra, e la terza parte della terra fu arsa, e la terza parte degli alberi fu arsa, e fu arsa tutta l'erba verdeggiante. E il secondo angelo diede fiato alla tromba e una specie di grande montagna di fuoco ardente fu gettata dal mare, e la terza parte del mare diventò sangue… E il terzo angelo diede fiato alla sua tromba. E dal cielo cadde una stella grande, ardente come la fiaccola… La stella si chiamava Assenzio…"

Siamo presumibilmente nel XIV secolo, Antonius Block sta ritornando col suo scudiero dalla crociata in Terra Santa ed incontra un personaggio alquanto misterioso: ha il volto estremamente pallido ed è vestito di un mantello e di un cappuccio scuri. "Chi sei?", gli chiede il cavaliere. E il personaggio risponde: "Sono la morte." La Morte è venuta a prendere il cavaliere, ma in cambio di una partita a scacchi questi riesce ad ottenere una dilazione al compimento del suo destino. La Morte giocherà come le si addice con i pezzi neri, e perciò il cavaliere avrà il vantaggio della mossa.

 

 

 

Martedì 9 gennaio 2007   ore 19.00

 

Scipione L'Africano di Carmine Gallone (1937)    137 minuti

 

 

Dopo la disfatta di Canne, nel 208 a.C. il senato romano affida a Publio Cornelio Scipione il compito di combattere Cartagine sulla terra africana. Con l'aiuto di Massinissa Scipione sconfigge Annibale a Zama. Il più grande sforzo produttivo del regime fascista nel campo della propaganda imperiale con espliciti riferimenti celebrativi alla conquista dell'Etiopia e all'oratoria di Mussolini. Più che un aggancio ai fasti del cinema storico muto, il magniloquente film rivela la predisposizione per l'opera lirica nello sfarzo scenografico, nello statico impiego delle masse, nell'enfasi della recitazione. Premio per il miglior film italiano a Venezia nel 1937. Antonella Steni e Alberto Sordi sono una bambina e un soldato romano

 

 

 

 

Martedì 23 gennaio 2007      ore 19.00

 

Good bye Lenin di Wolfgang Becker  (2002)

 

L'Ottobre del 1989 non è esattamente il momento migliore per cadere in coma, se si vive in Germania Est e si è orgogliosamente socialisti. E questo è precisamente ciò che accade alla madre di Alex, il quale si ritrova con un grosso problema da risolvere: la mamma si sveglia improvvisamente dal coma otto mesi dopo e il suo cuore è così debole che qualsiasi shock la potrebbe uccidere. E cosa c'è di più scioccante della caduta del Muro e del trionfo del capitalismo nella sua amata Germania Est?



 

 

Martedì 6 febbraio 2007      ore 19.00

 

La battaglia di Algeri   di Gillo Pontecorvo  (1966)

 

Nell'ottobre 1957, mentre i paracadutisti del colonnello Mathieu rastrellano la Casbah, Ali La Pointe, uno dei capi della guerriglia algerina, rievoca il passato, l'organizzazione dell'FLN (Fronte di Liberazione Nazionale), gli attentati, gli scioperi, le delazioni. Ali La Pointe è ucciso, ma tre anni dopo, in dicembre, il popolo algerino scende in piazza, proclamando l' indipendenza.

 

 

 

 

Martedì 20 febbraio 2007     ore 19.00 

 

Addio Kira   di Goffredo Alessandrini (1942)

 











Diviso in 2 parti: Noi vivi (94m) e Addio, Kira (96m). Nella Russia sovietica dei primi anni '20 la borghese Kira (A. Valli) s'innamora dell'aristocratico Leo (R. Brazzi), sorvegliato della polizia segreta perché sospettato di attività controrivoluzionarie e traffici loschi. Di Kira s'innamora l'integerrimo commissario Andrej (F. Giachetti) al quale lei si concede per proteggere l'amante, ricoverato in un sanatorio. Leo rivela la sua venalità, Andrej, deluso in amore e nelle idee politiche, si toglie la vita. Kira è uccisa mentre tenta un espatrio clandestino. Tratto da un romanzo (1939) di Ayn Rand, adattato da Corrado Alvaro e Orio Vergani e sceneggiato da Anton Giulio Majano, futuro artefice di teleromanzi popolari, è un melodramma quasi tutto d'interni, cupo, monocorde, affidato al bianconero aspro di Giuseppe Caracciolo che tende a creare un'atmosfera grigia e nebbiosa e punta sui primi piani. Efficace e funzionale la squadra degli interpreti (altro punto a favore della regia) tra cui spiccano un sobrio, intenso Giachetti e la malinconica Valli nel fulgore dei suoi ventun anni. Da un altro romanzo di Ayn Rand, mediocre scrittrice di successo, fu tratto La fonte meravigliosa (1949) di King Vidor.

 

 

 

Alla conclusione del primo ciclo ne seguirà un secondo

 

 

 

 






 

venerdì 17 novembre 2006

La squallida telenovela della Legge Finanziaria

 



La Legge Finanziaria 2006 attualmente all'esame del Parlamento, la cui urgente approvazione è probabilmente necessaria per ridurre il pesante deficit dello Stato ed i disastrosi buchi nei bilanci dei Ministeri e delle Aziende Pubbliche, buchi trasformati in voragini dall'allegra finanza creativa dei vari Tremonti, Berlusconi, Fini e soci e che bisogna cercare di chiudere pena il caos e le sanzioni delle Autorità Europee ed internazionali alle quali un paese indebitato come l'Italia non può che sottostare, è oramai diventata una squallida telenovela.

Tra le "comparse", spiccano i Senatori a vita, dei quali non si è mai parlato tanto come negli ultimi mesi, da quando cioè la maggioranza dell'Unione al Senato è risultata di soli due risicatissimi voti. 

Gli attacchi ai Senatori a vita sono diventati addirittura isterici in queste ultime votazioni sulle pregiudiziali alla Legge Finanziaria.

La Casa delle Libertà puntava tutto sulla "spallata", contando su eventuali defezioni della maggioranza, ma la spallata non c'è stata.

Le due votazioni strategiche hanno dato la maggioranza al Governo, la prima con 160 voti a 154 (+ 6), la seconda con 161 voti a 154 (+ 7).

Considerato che i Senatori a vita presenti e partecipanti al voto sono stati rispettivamente 5 e 4, il loro voto è stato ININFLUENTE.

Perché allora tanto livore, i fischi, le urla,  (Storace ha gridato "vergogna" - sic!!!)?

Perché in realtà la Casa delle Libertà è contraria al voto dei Senatori a vita se votano per Prodi o si astengono, ma accetterebbe entusiasticamente il loro voto se servisse a far cadere l'attuale Governo.

Del resto, nel 1994, il primo governo Berlusconi al Senato si reggeva proprio sul voto dei Senatori a vita. Potenza dei corsi e ricorsi storici!!!

Un ragionamento analogo si può fare per sgombrare il campo dal "fantasma" del voto di fiducia, visto che le tre ultime Finanziarie di Berlusconi sono state approvate proprio con il voto di fiducia e che sempre Berlusconi (che pure aveva una maggioranza schiacciante) negli ultimi 9 mesi ha posto la fiducia ben 19 volte!!!

Lasciamo quindi che i vari attori e comparse recitino la loro squallida telenovela.

Lasciamo alla Casa delle Libertà e ai suoi nuovi cortigiani "fiammisti" o "nipotedipendenti" recitare la parte di difensori (FALSI) del Popolo e della Nazione e di difensori (VERI) di interessi privati e occulti.

Concentriamoci sul nostro progetto per un "Movimento di Liberazione Nazionale", per dare una risposta "nostra" alle reali necessità di un Popolo che, unico in Europa, è stato impoverito e penalizzato da una inflazione da Euro tollerata e protetta dal centro-destra al Governo, centro-destra che ha poi di fatto bloccato salari, stipendi e pensioni, ancorati ad una ridicola, irreale e bassissima inflazione "ufficiale".

I tempi stringono e, con l'anno nuovo, dobbiamo scuotere la palude dove vivacchiano, facendosi gli affari loro, due coalizioni che sono due facce della stessa medaglia.

A gennaio dobbiamo farci vedere e sentire, per dare una nuova speranza alle attese degli Italiani: chi, se non noi!

 

Adriano Rebecchi

Segretario Provinciale del MNP del Verbano-Cusio-Ossola

Editore e Direttore de "La Vedetta"

     






lunedì 13 novembre 2006

Le Nuove Pasquinate (versione riveduta e corretta)




DA "LE NUOVE PASQUINATE".


Riveduta e corretta da A. Mezzano


 


INVOCAZIONE PER SCAMPARE AL REGIME.
O Gesù dagli occhi tristi fa’ sparì li comunisti.
Sì ce levi stò problema, fà sparì pure D'alema,
Tu lo sai, ce semo rotti, porta ‘n cielo Bertinotti.
Ti preghiam, dicce 'n che modi, t'arripji pure Prodi,
E cor cor trova un pretesto: porta in cielo Diliberto,
Poi, co’ l’agnoli tuoi belli fa giocà pure Rutelli.


Se po’ fa che da ‘i cojioni ce ritoji er sor Veltroni?
Si voi fa ‘na cosa bella chiappa Mussi e poi Mastella…


Senza manco guardà dietro, poi pijiatte anche Di Pietro.
Già lo sai che qui so' tanti, forse più de li tuoi santi,
...Pe' l'amore de Gesù nun ce fa soffrìre più
Chè stà vita, te lo giuro, ogni ggiorno fa più duro..

Ma sì proprio ce castighi co’ sti quattro mascarzoni,
Arridacce n’antro DUCE che te damo Berlusconi.


Scambiaremmo ‘na carota contro Fini Iscariota


E se ancora nun te piace, fa salì puro Storace


De li santi su ‘no scranno ce poi mette l’Alemanno


L’Alessandra o buon Gesù, te la damo en soprappiù


Senza fa manco ‘na piega poi pijà tutta la Lega


Li fascisti “Badojiani li poi miete a piene mani
Ma sì è vero che ce ami, o mio caro e buon Gesù,
De ste zucche malandate nun ce ne mannare più.



O Signore pjiateli con la stessa gioia con cui te li mannamo!


La recita quotidiana de l’invocazione te monna de li peccati commessi con l’indulgenza plenaria . Per de più ogni ‘mbasciata, de stà povera preghiera, corrisponne a ‘n comunista che s'invola all’artro monno en compagnia de un berlusconiano o de uno de li Giuda e  leccatori della compagnia..!


Perciò svejia, damose intorno, così, per Pasqua, se li semo levati tutti da li c…iufoli.






Nuovo Libro di Cospito

Uscirà in primavera il nuovo libro di Nicola Cospito

 

Poco più di una storia personale...

Storia di un percorso militante da Ordine Nuovo al Movimento di Liberazione Nazionale

 

Nel libro, tra l'altro, alla sbarra i responsabili della dissoluzione dell'area e del presente fallimento di una comunità politica e umana.

 

 

 

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE